23 Novembre 2007

da "LETTERE A UN GIOVANE POETA" di RAINER MARIA RILKE

Anche amare è bene: ché l'amore è difficile.
Voler bene da uomo a uomo: questo è forse il più difficile compito che ci sia imposto, l'estremo, l'ultima prova e testimonianza, il lavoro, per cui ogni altro lavoro è solo preparazione. Perciò i giovani, che sono principianti in tutto, non sanno ancora amare: devono imparare. Con tutto l'essere, con tutte le forze, racolte intorno al loro cuore solitario, angosciato, che batte verso l'alto, devono imparare ad amare. Ma il tempo dell'apprendere è sempre un tempo lungo, di clausura, e così amare è, per lungo spazio e ampio  fino entro il cuore della vita, solitudine, più intensa e approfondita solitudine per colui che ama. Amare anzitutto non vuol dire schiudersi, donare e unirsi con un altro (che sarebbe infatti l'unione di un elemento indistinto, immaturo, non ancora non ancora libero?), amare è un'augusta occasione per il singolo di maturare, di diventare in sé qualche cosa, diventare mondo, un mondo per sé in grazia  d'un altro, è una grande immodesta istanza che gli vien posta, qualcosa che lo elegge, e lo chiama a un'ampia distesa. Solo in questo senso, quale comandamento di lavorare a sé (<<di origliare e martellare giorno e notte>>) giovani creature potrebbero usare l'amore, che vien loro dato. Espandersi e offrire ogni sorta di comunicazione non è per esse (che ancora a lungo,a lungo devono risparmiare e accumulare); è il coronamento, è forse quello per cui vite di uomini oggi non bastano ancora.
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